SOS Illica

on Martedì, 30 Agosto 2016. Posted in News

TERREMOTO ILLICA

Causale
Pro Terremoto Illica.
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Illica

In ogni grande storia ci sono tante piccole storie che rischiano di perdersi, dimenticate perchè soffocate da storie più grandi e più interessanti. Così come ci sono posti, luoghi, che sono solo piccoli puntini nelle carte geografiche e sono la punteggiatura di un racconto corale che merita di essere scritto, letto, raccontato. Illica è uno di questi puntini sulle cartine geografiche. Ma è anche molto di più. E' uno di quei posti che alla gente piace definire "luogo del cuore" secondo una retorica spicciola e superficiale. Illica è una comunità di persone e sono proprio quest'ultime a fare, a costruire questi "luoghi del cuore". Gente che è nata in quel posto e gente che ha deciso di vivere lì. Un gruppo di case costruite con pietre e sudore. Un gruppo di case che racconta una storia, un gruppo di case ognuna delle quali è essa stessa una storia e custodisce dentro di se altrettante storie. Ma ora queste case, nella notte del 24 agosto del 2016, sono crollate giù, incapaci di resistere alla forza della terra, incapaci di proteggere le storie, le vite che custodivano. Quelle case si sono arrese, vinte da una brutale violenza. Ma quelle storie, quelle vite non si sono arrese. Si sono salvate con una tenacia più forte di quella delle pietre di montagna con le quali quelle case erano fatte. Illica è una comunità composta da poco più di venti persone. Bambini, adolescenti, ragazzi, adulti, anziani. Figli, genitori e nonni. Una famiglia allargata e sempre pronta ad "allargarsi" ulteriormente, pronta ad accogliere parenti, parenti di parenti, amici, amici di amici o sconosciuti di passaggio come me. Arrivato in quel posto trascinato dal cuore, dalla preoccupazione della mia compagna che ad Illica ha un'amica carissima con la quale ha condiviso importanti momenti di vita. Un legame, un affetto importante che si temeva il terremoto avesse potuto spezzare per sempre. Nella pace della notte è arrivato un mostro, accompagnato da un tremendo boato e poi la distruzione. E poi le grida di paura e dolore. I soccorsi sarebbero arrivati dopo diverse ore, toccava salvarsi e salvare gli altri, da soli. Scalzi ed in mutande, al buio, con un bambino preso per il braccio cercando una via di fuga. Un buco sul tetto, arrampicarsi scalzi sulle travi pericolanti con un bambino preso per mano, al buio, affidandosi solo all'istinto, alla fortuna ed all'adrenalina. E poi rientrare per cercare qualcuno e portarlo fuori. Grida, lamenti, silenzi, nomi urlati nel buio. Quattro ore sotto le macerie, bloccato, con le gambe schiacciate e le pietre addosso, su tutto il corpo, pietre che impediscono perfino di poter respirare fino ad impedirti di aprire la bocca per gridare. Poi finalmente sentire il proprio nome, da vicino ed un bagliore verso la libertà e la vita, e finalmente tornare a respirare. In due per tirare giù la nonna, io sono scalzo nonna, a te le calze non servono perchè ti portiamo in braccio e le tue calze me le prendo io. Stai tranquilla nonna. Non racconto altro. Per pudore e per sensibilità. Vorrei che altri raccontassero. Vorrei che raccontasse queste storie chi ha il dovere, morale ed istituzionale, di farlo. Nell'immediato una gran solidarietà non istituzionale. Associazioni, volontari, semplicemente persone. Lì per aiutare, dare, chiedere quali fossero i bisogni di quelle persone. Persone che erano lì per altre persone. Semplicemente. E non "divise" che erano lì per quelle persone. Divise istituzionali. Per una ventina di persone c'erano ad Illica forse più di cento addetti della Protezione Civile, ma nessuno di loro è andato dagli Illichesi a chiedere di cosa avessero realmente bisogno. Mancavano le docce, ed un presidio medico, e forse ieri pomeriggio (27 agosto) saranno arrivate, e lo spero vivamente, quelle docce che fino a quel momento nessuno aveva ancora pensato di montare. Le medicine? Portate dai volontari. Qualcuno che avesse loro chiesto se tra gli abitanti ci fosse stato qualcuno che aveva bisogno di cure mediche? No. Del resto un anziano che cammina con una stampella ed un rigonfiamento abbondante sul fianco destro, quali segnali di bisogno può lanciare? E la macchina del soccorso si mette in moto. Nella sua abbondante efficienza. Ligia al dovere, pronta a far ciò che si deve fare e non pronta a ciò che è necessario fare. Scrivo queste righe perchè vorrei che a queste ne seguissero tante altre. Scrivo queste righe perchè ho paura che tra qualche settimana quella comunità rimarrà sola. Abbandonata a se stessa perchè intorno a loro ci sono comunità più grandi. Numeri più grandi, con una risonanza maggiore. Un paio di telecamere e qualche microfono di sfuggita nei primi momenti. Poi più nulla. Se l'importanza della comunità di Illica è stata piccola e relativa fin dai primi giorni, immagino quanta poca importanza potrà averne per i mass media da qui a qualche settimana. Immagino con tristezza i freddi giorni a venire pieni di paure ed incertezze. Ma tanto ho avuto modo di capire che gli Illichesi sanno che dovranno, come sempre, rimboccarsi le maniche e prendere l'iniziativa. Sanno che non devono e che non possono permettersi il lusso di arrendersi. Quella grande famiglia allargata saprà come aiutare se stessa. Al tempo stesso gli abitanti di Illica sanno benissimo che questa sfida non potranno mai vincerla da soli. Anche loro, come le altre comunità colpite, hanno una gran paura di essere abbandonati dalle istituzioni, di cui peraltro si ha sempre scarsa fiducia. Gli abitanti di Illica hanno fiducia nelle loro forze, così come è scritto nella storia del loro DNA. Ma ho il timore che le loro forze non basteranno. Arriverà l'inverno e la televisone parlerà sempre meno del terremoto. Arriverà l'inverno ma la loro vita continuerà ad andare avanti. Ad Illica, ogni mattino, in quel puntino perso nella carta geografica, ognuno di loro si sveglierà con il pensiero, con la voglia, con la necessità di dover e voler tornare alla vita di prima. Ognuno di loro si sveglierà in una tenda, in un prefabbricato. Ognuno di loro si sveglierà ogni mattina in una casa che di casa ha soltanto il nome. Ognuno di loro si sveglierà ogni mattina pensando alla propria casa che non c'è più. Però ognuno di loro si sveglierà ogni mattina sempre con il pensiero di Ricostruire, con il pensiero di voler rimettere insieme quelle pietre che custodivano le loro vite. Non potranno fare altro che non ricostruire le proprie case perchè solo così potranno ricostruire le proprie vite e le proprie storie. E questo faranno, anche con la paura di doverlo fare per conto proprio, con le loro forze. Diamo una mano ad una comunità che corre un concreto rischio di estinzione. Diamo un aiuto concreto a persone che da sole potranno fare ben poco. Una casa altro non è che un contenitore, un contenitore di vite, storie e speranze. Ed una casa che si sgretola, violentata da una brutale ed involontaria aggressione, è come un bicchiere che si rompe e lascia scivolar via il suo contentuto. Non lasciamo scivolar via le speranze, le storie, il futuro di questa piccola grande comunità.

(Marco Zappacosta)

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